Introduzione
Per preparare bene gli studenti alle prove scritte della Maturità 2026, il punto di partenza non è la raccolta delle tracce degli anni precedenti, ma la lettura accurata dei quadri di riferimento. È qui, infatti, che il Ministero chiarisce che cosa la prova deve accertare, quali operazioni cognitive sono richieste, quali tipologie possono comparire e secondo quali criteri avviene la valutazione. Per la prima prova il riferimento è il D.M. n. 1095 del 21 novembre 2019; per la seconda prova restano centrali i quadri adottati con il D.M. n. 769 del 26 novembre 2018 per licei e istituti tecnici, e con il D.M. n. 164 del 15 giugno 2022 per gli istituti professionali.
Partire dai quadri di riferimento
Per i docenti, lavorare sui quadri di riferimento significa passare dal programma svolto alle prestazioni attese. Nella prima prova non basta aver “fatto letteratura” o “fatto educazione linguistica”: occorre allenare gli studenti a comprendere testi, selezionare informazioni, costruire inferenze, organizzare argomentazioni, controllare registro, coesione e correttezza formale. Il quadro non suggerisce solo che cosa può uscire; indica soprattutto che cosa lo studente deve saper fare per affrontare positivamente l’esame.
La stessa logica vale per la seconda prova. Il Ministero ricorda che essa è specifica per l’indirizzo frequentato e che i relativi quadri definiscono struttura, nuclei tematici, obiettivi della prova e criteri di correzione. Negli istituti professionali, inoltre, il quadro richiama esplicitamente il profilo in uscita e la dimensione di competenza. Per i consigli di classe questo significa progettare durante l’anno compiti, esercitazioni e simulazioni che riproducano non solo gli argomenti, ma anche il formato cognitivo della prova.
In aula: come preparare gli studenti alle prove d’esame
In chiave didattica, il lavoro più utile è duplice: da un lato scomporre il quadro di riferimento in abilità osservabili; dall’altro costruire attività brevi e ricorrenti che abituino progressivamente gli studenti a quelle richieste. Per la prima prova, ad esempio, ciò significa allenare in modo sistematico comprensione del testo, selezione delle informazioni rilevanti, costruzione di una scaletta, tenuta argomentativa e revisione linguistica finale. Per la seconda prova, invece, significa proporre esercitazioni che richiedano non solo il possesso dei contenuti, ma anche applicazione di procedure, lettura corretta della consegna, scelta di strategie risolutive. Non serve inseguire la previsione della traccia: serve esplicitare i criteri, condividere griglie e indicatori, e far esercitare gli studenti con feedback mirati su errori ricorrenti, punti di forza e strategie di revisione. È così che il quadro di riferimento diventa davvero un ponte tra norma e aula.
Cosa fare
Leggere in dipartimento il quadro di riferimento della propria prova; ricavarne un elenco di abilità operative; progettare esercitazioni coerenti; usare in anticipo i criteri valutativi per abituare gli studenti al linguaggio dell’esame.
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